Ho letto Deep Play (P.Pritchard-Ed.Versante
Sud) e mi son detto:"Gli inglesi degli anni ottana erano fuori
di brutto!".
Poi arriva questo libro.
Sara' il titolo un pó zen (...imparare a respirare..) ma mi hanno
fregato.
Mi aspettavo un libro di un certo tipo e invece ecco un altro inglese
fulminato.
A parte tutto, cosa si puo' dire di un ragazzo che si evolve da minatore
ad alpinista laureato e che conquista la cima del Changabang: o e' matto
o e' un fuoriclasse.
Se lo si confonta coi protagonisti di Deep Play la diagnosi e': fuoriclasse.
Il libro e' piacevole e ben scritto (e tradotto). E' curioso leggere
delle performance su pareti scozzesi o gallesi, un alpino non ci pensa;
anzi...ma perché anche chi non ha le Alpi ha il suo club Alpino??(curioso,
no?)
E' affascinate leggere la descrizione delle sensazioni suscitate in
Andy dalle grandi vie o pareti nostrane che noi, forse perche' abituati
troppo bene, quasi trascuriamo mentre per Cave sono comunque leggendarie.
Un libro di alpinismo, non il solo a dire il vero in questa collana,
che non autocelebra il grado, la prestazione o la difficolta'. Celebra
l'uomo, le fatiche e i sogni. E anche la disperazione della perdita
di un amico.
Disperazione che si legge nel prologo e poi per quasi meta' libro e'
sopita fino a che....C-h-a-n-g-a-b-a-n-g!
L'introduzione e' D.O.C.: Joe Simpson.Suggerisco di leggere tutto il
libro e poi alla fine rileggere introduzione e prologo.
Andy Cave e ' davvero un furiclasse.