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Testo di Marco Vago - Foto arch.Ragni Lecco
 



L' Africa è la meta ideale per delle spedizioni alpinistiche leggere con fine arrampicatorio, quantomeno si evita l'incognita del cattivo tempo e, per chi ha a disposizione non più di due settimane, questo significa la certezza di poter almeno tentare il proprio obbiettivo. Nel nostro caso, vista l'improvvisa decisione di partire e le varie difficoltà organizzative, la scelta mia, di Simone e di Cece (Cesare Bugada) è caduta sulle Gole di Todra in Marocco, posto ormai molto conosciuto dagli arrampicatori e battuto già da qualche decennio, ma assai frequentato anche dal turismo più comune. Informazioni arrivateci da alcuni amici che ci erano già stati indicavano ancora buone possibilità per l' apertura di vie nuove. Infatti, giunti sul posto, abbiamo subito appurato che quasi tutte le vie lunghe esistenti sulle pareti fuori dalle gole seguono linee molto logiche percorrendo le grandi fessure e diedri che le solcano, lasciando però completamente liberi gli ampi muri strapiombanti che, tempestati dai buchi e gocce tipici del più bel calcare di queste zone, li rendono terreno ideale per la chiodatura di nuove vie in stile moderno, ossia rigorosamente dal basso con l'utilizzo di un trapano a batteria per piazzare fix da 10 mm. laddove la roccia non permette l'uso di protezioni più tradizionali come dadi, friends e chiodi.. Dopo un giorno di perlustrazione la nostra scelta è caduta sulla parete di POISSON SACRET, un muro di più di 200 metri di altezza e circa 500 di lunghezza a circa tre chilometri dall'uscita delle gole, sulla quale sono presenti già circa 8 vie. La nostra nuova via, che parte su un muro strapiombante a buchi, ci ha richiesto tre giorni di chiodatura con un clima molto secco e ventilato, tipico del deserto, il che ci ha permesso di lavorare anche durante le ore più calde della giornata, mentre nel tardo pomeriggio dopo le 15:00, quando la parete andava finalmente all'ombra, un buon pile non dava certo fastidio. Chiodare una via nuova non è certo come arrampicare durante una normale ripetizione: la roccia ancora vergine e quindi in diversi tratti friabile e sporca, la presenza di blocchi instabili che andranno poi rimossi, l'incognita su ciò che si può trovare o non trovare nel tratto successivo all'ultima protezione, i lunghissimi istanti di tensione fisica e psicologica mentre il trapano fora la roccia magari lontano dall'ultima protezione, fanno si che questa attività sia molto discontinua alternando lunghi periodi di lavoro appesi all'imbragatura a brevi ma intensi momenti di difficile arrampicata. Una volta terminata la via il fisico ha bisogno non solo di un buon riposo, ma anche di un po' di riabilitazione per poter ritrovare le capacità fisiche e motorie tipiche di un'arrampicata più fluida e che poi servirà per poter ripetere in libera il nuovo itinerario. Per far questo abbiamo quindi deciso di dedicare qualche giorno alla ripetizione di alcune vie già esistenti nelle gole (tra cui una via al PILIOER DU COUCHANT) ed all'arrampicata in falesia. Dopo aver conosciuto Mimoun, un ventottenne arrampicatore marocchino che ci ha parlato di alcune belle falesia vicino a casa sua, io e Simone (Cece è rientrato a casa il giorno precedente per impegni di lavoro) siamo partiti per Amellago e le GORGES DE IMITR, raggiungibili con due ore e mezza di auto da Trodra seguendo una buona pista sterrata. Qui abbiamo arrampicato per due giorni e senza risparmiarci in splendide falesie di calcare a canne con tiri lunghi sino a trenta metri, ma in un ambiente assai più rilassante e tranquillo di quello trovato a Todra, dove la gente del posto, comunque assai ospitale e gentile, assilla però continuamente i turisti per vendere loro i prodotti dell'artigianato locale (Tappeti, borse, ecc…) ed escogitando qualsiasi cosa pur di inventarsi un bisness. Imitr invece è un piccolo angolo di paradiso dove l'energia elettrica è arrivata solo negli ultimi due mesi, dove la gente coltiva i campi solo per il proprio fabbisogno, mangiando solo ciò che la terra gli offre e facendosi il pane in casa (infatti non esistono panettieri). Le falesie offrono ancora numerose possibilità di chiodatura e sviluppo, cosa che però sino ad ora hanno potuto fare solo alcuni arrampicatori francesi e spagnoli negli ultimi anni poichè i pochi giovani del posto innamorati dell'arrampicata non hanno i mezzi necessari. Il buono stato di forma sembra tornare nelle nostre braccia, soprattutto per Simone che riesce a ripetere il tiro + duro della zona, un 8B chiodato nel 2001 da François Clair e che sembra contare solo un a ripetizione nel 2003, almeno questo è quanto ci spiega Mimoun, esperto della zona e che in questi due giorni ci ha ospitato nella sua piccola ma accogliente gite de tape. Siamo quindi pronti per tornare a Todra e tentare la libera della nostra via. La mattina seguente, dopo una buona dormita, la dedichiamo al riposo preferendo attendere il pomeriggio e quindi l'ombra per tentare la ripetizione in libera della via: siamo abbastanza sicuri che tutti i tiri chiodati si possano fare, ma Simo ha un a riserva per il sesto tiro, chiodato da lui, che supera un tetto di circa 5 metri e che sembra essere alquanto povero di appigli, ma si sa che certi tiri finchè non si provano non si può sapere come siano in realtà. Il tempo a disposizione non è molto, circa 4 ore di luce, quindi decidiamo che chi di noi dovesse sbagliare il tiro, sia che stia arrampicando da primo che da secondo, verrà ricalato in sosta per effettuare un nuovo tentativo, in questo modo potremo entrambi ripetere i tiri in arrampicata libera, anche perchè è impensabile che tutti e due si possa ripetre in libera la via interamente da capo cordata, dovremmo dedicargli due intere giornate e non abbiamo tempo sufficiente: ormai la vacanza è giunta al termine e questa è la nostra ultima possibilità. In realtà le prime cinque lunghezza scorrono velocemente e senza intoppi alternandoci al comando, ma giunti al sesto tiro, quello cruciale, Simone sbaglia di poco proprio all'uscita del tetto, ma questo vuol dire che il tiro si può fare, ed è già una buona cosa. Il mio tentativo si arena nello stesso punto, ma dopo un po' riesco a trovare la mia soluzione di movimenti, ma capisco subito che la difficoltà è abbastanza elevata e non so se avrò l'energia sufficiente perchè il secondo tentativo vada a buon fine. Simone parte per il suo secondo tentativo e con una serie di 4 bloccaggi consecutivi riesce a vincere il tratto chiave ed a raggiungere vittorioso in sosta. A questo punto parto come secondo di cordata, giungo alla base del tetto e dopo qualche istante di decontrazione tento la sequenza chiave e senza esitare troppo, "andrà come andrà" mi dico, e con la soluzione che avevo trovato nel giro precedente, più aleatoria di quella di Simo ma decisamente meno fisica, raggiungo il mio socio in sosta che mi stinge subito la mano e mi fa i complimenti. Siamo entrambi contentissimi del risultato e l'ultimo tiro, su difficoltà decisamente più contenute, scorre veloce. La cosa più assurda di questa salita è che, a causa del forte vento, abbiamo dovuto arrampicare per tutto il tempo con la giacca a vento, e se pensiamo che ci si trova nel deserto del Marocco, chi ci crederebbe? In breve buttiamo le doppie ed all'imbrunire siamo già in macchina e raggiungiamo alcuni amici francesi conosciuti in questi giorni e Mimoun che ci aspettano per festeggiare con un buon thè alla menta. Con loro parliamo, come sempre, dell'esperienza appena vissuta e di altri progetti futuri e conti in sopseso che ci attendono, ma queste sarranno, si spera, altre storie da raccontare.

Marco Vago (Gruppo Ragni - C.A.I. Lecco).

 

" Le berbere et la gazelle"


Marco e Simone impegnati sul primo tiro










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