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L' Africa è la meta ideale per delle spedizioni alpinistiche leggere con
fine arrampicatorio, quantomeno si evita l'incognita del cattivo tempo
e, per chi ha a disposizione non più di due settimane, questo significa
la certezza di poter almeno tentare il proprio obbiettivo. Nel nostro
caso, vista l'improvvisa decisione di partire e le varie difficoltà organizzative,
la scelta mia, di Simone e di Cece (Cesare Bugada) è caduta sulle Gole
di Todra in Marocco, posto ormai molto conosciuto dagli arrampicatori
e battuto già da qualche decennio, ma assai frequentato anche dal turismo
più comune. Informazioni arrivateci da alcuni amici che ci erano già stati
indicavano ancora buone possibilità per l' apertura di vie nuove. Infatti,
giunti sul posto, abbiamo subito appurato che quasi tutte le vie lunghe
esistenti sulle pareti fuori dalle gole seguono linee molto logiche percorrendo
le grandi fessure e diedri che le solcano, lasciando però completamente
liberi gli ampi muri strapiombanti che, tempestati dai buchi e gocce tipici
del più bel calcare di queste zone, li rendono terreno ideale per la chiodatura
di nuove vie in stile moderno, ossia rigorosamente dal basso con l'utilizzo
di un trapano a batteria per piazzare fix da 10 mm. laddove la roccia
non permette l'uso di protezioni più tradizionali come dadi, friends e
chiodi.. Dopo un giorno di perlustrazione la nostra scelta è caduta sulla
parete di POISSON SACRET, un muro di più di 200 metri di altezza e circa
500 di lunghezza a circa tre chilometri dall'uscita delle gole, sulla
quale sono presenti già circa 8 vie. La nostra nuova via, che parte su
un muro strapiombante a buchi, ci ha richiesto tre giorni di chiodatura
con un clima molto secco e ventilato, tipico del deserto, il che ci ha
permesso di lavorare anche durante le ore più calde della giornata, mentre
nel tardo pomeriggio dopo le 15:00, quando la parete andava finalmente
all'ombra, un buon pile non dava certo fastidio. Chiodare una via nuova
non è certo come arrampicare durante una normale ripetizione: la roccia
ancora vergine e quindi in diversi tratti friabile e sporca, la presenza
di blocchi instabili che andranno poi rimossi, l'incognita su ciò che
si può trovare o non trovare nel tratto successivo all'ultima protezione,
i lunghissimi istanti di tensione fisica e psicologica mentre il trapano
fora la roccia magari lontano dall'ultima protezione, fanno si che questa
attività sia molto discontinua alternando lunghi periodi di lavoro appesi
all'imbragatura a brevi ma intensi momenti di difficile arrampicata. Una
volta terminata la via il fisico ha bisogno non solo di un buon riposo,
ma anche di un po' di riabilitazione per poter ritrovare le capacità fisiche
e motorie tipiche di un'arrampicata più fluida e che poi servirà per poter
ripetere in libera il nuovo itinerario. Per far questo abbiamo quindi
deciso di dedicare qualche giorno alla ripetizione di alcune vie già esistenti
nelle gole (tra cui una via al PILIOER DU COUCHANT) ed all'arrampicata
in falesia. Dopo aver conosciuto Mimoun, un ventottenne arrampicatore
marocchino che ci ha parlato di alcune belle falesia vicino a casa sua,
io e Simone (Cece è rientrato a casa il giorno precedente per impegni
di lavoro) siamo partiti per Amellago e le GORGES DE IMITR, raggiungibili
con due ore e mezza di auto da Trodra seguendo una buona pista sterrata.
Qui abbiamo arrampicato per due giorni e senza risparmiarci in splendide
falesie di calcare a canne con tiri lunghi sino a trenta metri, ma in
un ambiente assai più rilassante e tranquillo di quello trovato a Todra,
dove la gente del posto, comunque assai ospitale e gentile, assilla però
continuamente i turisti per vendere loro i prodotti dell'artigianato locale
(Tappeti, borse, ecc…) ed escogitando qualsiasi cosa pur di inventarsi
un bisness. Imitr invece è un piccolo angolo di paradiso dove l'energia
elettrica è arrivata solo negli ultimi due mesi, dove la gente coltiva
i campi solo per il proprio fabbisogno, mangiando solo ciò che la terra
gli offre e facendosi il pane in casa (infatti non esistono panettieri).
Le falesie offrono ancora numerose possibilità di chiodatura e sviluppo,
cosa che però sino ad ora hanno potuto fare solo alcuni arrampicatori
francesi e spagnoli negli ultimi anni poichè i pochi giovani del posto
innamorati dell'arrampicata non hanno i mezzi necessari. Il buono stato
di forma sembra tornare nelle nostre braccia, soprattutto per Simone che
riesce a ripetere il tiro + duro della zona, un 8B chiodato nel 2001 da
François Clair e che sembra contare solo un a ripetizione nel 2003, almeno
questo è quanto ci spiega Mimoun, esperto della zona e che in questi due
giorni ci ha ospitato nella sua piccola ma accogliente gite de tape. Siamo
quindi pronti per tornare a Todra e tentare la libera della nostra via.
La mattina seguente, dopo una buona dormita, la dedichiamo al riposo preferendo
attendere il pomeriggio e quindi l'ombra per tentare la ripetizione in
libera della via: siamo abbastanza sicuri che tutti i tiri chiodati si
possano fare, ma Simo ha un a riserva per il sesto tiro, chiodato da lui,
che supera un tetto di circa 5 metri e che sembra essere alquanto povero
di appigli, ma si sa che certi tiri finchè non si provano non si può sapere
come siano in realtà. Il tempo a disposizione non è molto, circa 4 ore
di luce, quindi decidiamo che chi di noi dovesse sbagliare il tiro, sia
che stia arrampicando da primo che da secondo, verrà ricalato in sosta
per effettuare un nuovo tentativo, in questo modo potremo entrambi ripetere
i tiri in arrampicata libera, anche perchè è impensabile che tutti e due
si possa ripetre in libera la via interamente da capo cordata, dovremmo
dedicargli due intere giornate e non abbiamo tempo sufficiente: ormai
la vacanza è giunta al termine e questa è la nostra ultima possibilità.
In realtà le prime cinque lunghezza scorrono velocemente e senza intoppi
alternandoci al comando, ma giunti al sesto tiro, quello cruciale, Simone
sbaglia di poco proprio all'uscita del tetto, ma questo vuol dire che
il tiro si può fare, ed è già una buona cosa. Il mio tentativo si arena
nello stesso punto, ma dopo un po' riesco a trovare la mia soluzione di
movimenti, ma capisco subito che la difficoltà è abbastanza elevata e
non so se avrò l'energia sufficiente perchè il secondo tentativo vada
a buon fine. Simone parte per il suo secondo tentativo e con una serie
di 4 bloccaggi consecutivi riesce a vincere il tratto chiave ed a raggiungere
vittorioso in sosta. A questo punto parto come secondo di cordata, giungo
alla base del tetto e dopo qualche istante di decontrazione tento la sequenza
chiave e senza esitare troppo, "andrà come andrà" mi dico, e con la soluzione
che avevo trovato nel giro precedente, più aleatoria di quella di Simo
ma decisamente meno fisica, raggiungo il mio socio in sosta che mi stinge
subito la mano e mi fa i complimenti. Siamo entrambi contentissimi del
risultato e l'ultimo tiro, su difficoltà decisamente più contenute, scorre
veloce. La cosa più assurda di questa salita è che, a causa del forte
vento, abbiamo dovuto arrampicare per tutto il tempo con la giacca a vento,
e se pensiamo che ci si trova nel deserto del Marocco, chi ci crederebbe?
In breve buttiamo le doppie ed all'imbrunire siamo già in macchina e raggiungiamo
alcuni amici francesi conosciuti in questi giorni e Mimoun che ci aspettano
per festeggiare con un buon thè alla menta. Con loro parliamo, come sempre,
dell'esperienza appena vissuta e di altri progetti futuri e conti in sopseso
che ci attendono, ma queste sarranno, si spera, altre storie da raccontare.
Marco Vago (Gruppo Ragni - C.A.I. Lecco).
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" Le berbere et la gazelle"
Marco e Simone impegnati sul primo tiro
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